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Rizzoli: "La conoscenza rende liberi"

Giovanni D’Anelli - 08/02/2018, 10:00

Sezione di Ciampino
Nicola Rizzoli a Ciampino. Una di quelle occasioni che soltanto l’AIA è capace di offrire. Un’esperienza che gli associati, oltre ai graditi ospiti presenti in sala, hanno saputo sfruttare a pieno per trarne una lezione non solo di arbitraggio, ma anche e soprattutto di vita.
L’impostazione della riunione può sembrare la solita: visione e commento di video relativi a episodi di questo campionato di Serie A. Ma i presenti si rendono subito conto che non sarà una riunione tecnica come tutte le altre. La capacità che Nicola Rizzoli ha di condurre gli associati, anche i più giovani, ad una soluzione tecnica e disciplinare univoca e chiara per tutti ha del disarmante. Le proprietà linguistiche grazie alle quali illustra argomenti di importante caratura tecnica sono fuori dal comune. Il suo metodo sembra semplice ma è brillante e soprattutto completo: l’arbitro deve porsi più domande possibili per analizzare tutte le componenti in causa, per poi darsi tutte le risposte necessarie affinché l’episodio analizzato non abbia interrogativi residui. Rizzoli, al contempo, esalta il beneficio del dubbio, che non è da evitare a priori ma va ricercato per giungere alla soluzione perfetta, quella che rende l’arbitro coerente, con sé stesso, e credibile, con gli altri.
Oltre all’analisi degli episodi, il designatore della CAN A affronta il tema della preparazione alla gara, cita Einstein (“Conoscere rende liberi”) per far comprendere a tutti, dai suoi arbitri di Serie A fino a quelli dell’ultimo corso, quanto conti arrivare alla gara con la preparazione più adeguata possibile. Più si sale di categoria, più sono numerosi i mezzi a disposizione per farlo, ma l’impostazione deve essere la stessa per tutti. Nel suo libro cita spesso Sun Tzu ne “L’arte della guerra”, ed è proprio questo il messaggio: “Non contare sul mancato arrivo del nemico, ma fai affidamento sulla tua preparazione”. E il nemico, per l’arbitro, è l’imprevisto, ciò che è inaspettato. Solo con la preparazione si possono ridurre gli imprevisti ed essere pronti a tutto, dal primo al novantesimo minuto.
A proposito del fattore tempo, Rizzoli lo definisce un’emozione. Il tempo è un’emozione perché influisce, è inutile negarlo, sullo stato d’animo con cui l’arbitro affronta i vari momenti della partita. Un episodio imprevisto, dubbio, grigio, sarà più difficile da affrontare nei primi minuti della gara piuttosto che più avanti, proprio perché l’arbitro, essendo un uomo, si troverà meno pronto ad affrontarlo. Ed è proprio lì che ognuno di noi deve lavorare, affinché il tempo conti sempre meno come emozione e sempre più come semplice parametro oggettivo.
Una riunione tecnica che i presenti avrebbero voluto non finisse mai. E se a tenerla poteva sembrare, in certi frangenti, semplicemente un arbitro dotato di particolari capacità tecniche, a riportare la realtà dei fatti in sala ci hanno pensato le domande finali degli associati, in risposta alle quali Nicola Rizzoli ha parlato di calciatori che la maggior parte dei presenti ha ammirato soltanto in tv, e soprattutto della finale dei Mondiali, il punto più alto della sua carriera e della storia recente dell’associazione. L’abilità di Rizzoli è stata quella di affascinare i presenti dall’inizio alla fine della riunione, sia nel parlare della propria prestigiosa esperienza personale che nell’affrontare magistralmente discorsi legati alla tecnica arbitrale. Questo, del resto, è stato il marchio di fabbrica che lo ha reso così rispettato a livello nazionale e mondiale: la capacità del dialogo, del confronto, dentro e fuori dal campo.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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