Associazione Italiana Arbitri

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Papi: “Decidere in un campo di calcio per saperlo fare nella vita”

Gaetano Pugliese - 05/12/2017, 12:00

Sezione di Parma
“Dai che iniziamo altrimenti non ce la fò a dire tutto quello che devo”. Le parole, con inconfondibile accento toscano, sono di Stefano Papi, componente CAN D in visita alla Sezione di Parma. Nella sala riunioni gremita, la serata va via fluida e piacevole tra raccomandazioni ed aneddoti di vita vissuta, aventi come scenario i campi della serie A e di tutto il mondo. “Ho girato 14 Paesi e 3 continenti, all’AIA posso solo dire grazie. Quando con il presidente Nicchi si è parlato di un mio possibile incarico all’interno dell’Associazione ho semplicemente detto di essere a disposizione per qualsiasi cosa, per rendere una parte di quanto mi era stato dato nella mia meravigliosa esperienza sul terreno di gioco”. Papi non nasconde la soddisfazione per essere stato abbinato alla Sezione parmigiana nel sorteggio operato dal Comitato Nazionale. “Ragazzi, qui c’è gente che ha fatto la storia sul campo e fuori. Rivedo Alberto (Boschi, ndr) che è stato uno dei miei primi osservatori alla CAN e ricordo ancora un episodio particolare, un fallo di mano a San Siro con lui che era in tribuna a valutarci. E poi ci sono tanti giovani che mi rallegrano: volevo dirvi che tutto il contorno dell’arbitraggio è bello, ma poi in campo ci siete voi che dovete decidere. Ecco la chiave della nostra missione: decidere in un campo di calcio per saperlo fare poi nella vita di tutti i giorni. Essere in balia degli eventi, rimanere con gli occhi sbarrati dallo stupore non porterà a nulla se non a farci travolgere in modo negativo da ciò che accade intorno a noi”. Poi il discorso evolve sul profilo tecnico e ci si avvale di alcuni filmati aventi come tema la collaborazione tra direttore di gara ed assistente arbitrale. “Noi operiamo in Serie D dove ciò che conta non è l’episodio in sé ma la formazione dell’arbitro – spiega Papi – il quale, anche anagraficamente, è ancora un ragazzo o poco più. Vogliamo che sia allenato a prendere decisioni importanti e che cerchi l’aiuto dell’assistente solo quando non può vedere bene ciò che succede. Rifugiarsi nel collaboratore non deve essere una scappatoia per sfuggire alle proprie responsabilità, ma una risorsa da utilizzare in casi che non siano ordinari”. Un’appuntamento molto partecipato quello della visita di Papi al quale hanno voluto presenziare anche i componenti dell Comitato Nazionale, Michele Conti e Stefano Archinà. Saluti e congedo finale a cura del Presidente Matteo Comastri, molto entusiasta per l’esito della serata.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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