Associazione Italiana Arbitri

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"Organizzazione, etica, tecnica e umanizzazione": parole d'ordine

Cristiano Carriero - 07/09/2017, 12:00

CRA Marche
Tecnica, Etica, Organizzazione, Umanizzazione. Sono questi i capisaldi di Carlo Ridolfi, dal 1 luglio alla guida del Comitato Regionale Marche, espressi all’elite degli arbitri regionali durante il raduno svoltosi al Federico II di Jesi dal 25 al 27 agosto. Ex assistente arbitrale in CAN PRO (allora CAN C), Ridolfi è stato il Presidente della Sezione di Ancona per 7 stagioni sportive, dal 2005 al 2012, poi Delegato Sezionale. Già osservatore alla CAI e Componente del Settore Tecnico Arbitrale, è approdato al Comitato Regionale come Presidente, prendendo il posto di Gustavo Malascorta, attuale Componente CAI. Cresciuto tecnicamente con l’indimenticato Stefano Farina, per poi approdare nel settore Tecnico con Alfredo Trantalange, da questi due grandi ex arbitri ha mutuato i quattro capisaldi della didattica Arbitrale. Nella squadra di Ridolfi tre elementi provenienti proprio da Settore Tecnico ovvero Mauro Albertini e Francesco Pagnotta di Ascoli Piceno, Massimo Del Prete di Pesaro, Davide Sabbatini di Ancona, Luca Albertini (Mentor Talent). Tra i collaboratori, Massimiliano Polacco di Ancona Guido Corradetti di Macerata, Maurizio Foglia, Marcello Esposito, e Alessandro Marinelli, ex Assistente alla CAN B. Il primo raduno del suo CRA, svoltosi alla fine di agosto, ha puntato proprio su questi valori. Arbitri, assistenti, osservatori e dirigenti, tutti accumunati dall’obiettivo comune di fare il meglio in campo, senza dimenticare che “un arbitro si riconosce anche fuori dal campo”.

Di questo hanno parlato anche gli ospiti: l’arbitro di Serie B Juanluca Sacchi di Macerata e gli ex arbitri, oggi alla guida della CAN PRO e della CAN B, Danilo Giannoccaro e Emidio Morganti: "Quando vedo un gruppo di ragazzi di vent'anni, - ha detto Giannoccaro, durante il raduno, rivolgendosi agli arbitri di Promozione e Eccellenza - capisco subito se in mezzo a loro c'è un arbitro. Perché un arbitro, seppur giovane, ha doti comunicative diverse, speciali. Un arbitro sa decidere, sa prendere delle decisioni e davanti ad un bivio, quasi sempre, prenderà la strada migliore. Siate orgogliosi di questo stemma sul petto". Il raduno è stato pensato all’insegna dell’applicazione pratica dei valori del Comitato, valori condivisi da subito dagli arbitri e ribaditi anche da Umberto Carbonari, del Comitato Nazionale, graditissimo ospite del raduno di Jesi. Organizzazione è saper far con interagire la famiglia e il lavoro. Senza una organizzazione si perdono di vista i dettagli che nell'arbitraggio sono fondamentali. L’etica è una filosofia di comportamenti ai quali un gruppo organizzato come quello degli arbitri deve attenersi. Seguire un protocollo per essere credibili agli occhi della comunità. Non significa spersonalizzarsi o perdere di identità, significa dare una identità ad una figura: quella arbitrale. La tecnica è il complesso di norme che regolano l'esercizio di un’arte. La preparazione tecnica arbitrale oggi è il mezzo senza il quale nessun arbitro può sentirsi sicuro nello scendere su un terreno.

L'evoluzione del calcio negli ultimi anni obbliga gli arbitri ad aggiornarsi sempre – non per niente tutti gli arbitri regionali hanno vissuto questo raduno alla stregua di professionisti, visionando filmati, rispondendo ai quiz, curando i dettagli nella preparazione tecnica e fisica - per essere credibili. Ha sorpreso, forse più di altri valori, la continua ricerca dell’umanizzazione: in una società sempre di corsa e sotto stress è facile che ci si dimentichi che siamo umani. Lo perdiamo nella quotidianità, lo riscopriamo nei momenti di dolore, ma generalmente dura poco. Umanizzazione significa invece vivere la vita da esseri umani sempre, non attendendo ad ogni costo l'evento che sveglia dal torpore. L’obiettivo del comitato regionale marchigiano è lavorare sull’umanizzazione degli arbitri e dei dirigenti. Mai come nell’arbitraggio, parliamo di un fattore fondamentale. “Con la mia squadra stiamo lavorando per pianificare l’anno sportivo – ha dichiarato Carlo Ridolfi - che ci aspetta, il lavoro sarà incentrato sulla tecnica, ma l’umanizzazione sarà certamente un nostro caposaldo, valori che ho affinato in quel fantastico laboratorio che si chiama Settore Tecnico” Le Marche hanno una grande storia di Arbitri e dirigenti,e come dice Ridolfi “noi abbiamo l’onere e l’onore di portarla avanti, i miei CRA sono stati Gilberto Sacchi e l’indimenticato Renato Picchio con loro ho mosso i miei primi passi in Regione e da loro trarrò ispirazione. Grazie a Gustavo Malascorta ed al suo splendido gruppo, che mi consegnano una Regione viva e pronta a ripartire”. Il nuovo CRA è già partito da un raduno bellissimo, da un gruppo di oltre 150 elementi e da quattro capisaldi fondamentali.

Nella foto di copertina gli arbitri del raduno intersezionale; nelle altre foto Carlo Ridolfi, Emidio Morganti e Carlo Ridolfi”, Danilo Giannoccaro, un momento in aula e i "fischietti rosa".

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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